| Plasma infetto, processo in panne dopo 23 anni e oltre 2600 morti |
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Tribunale. A migliaia persero la vita per trasfusioni di sangue “malato”. E la prima udienza è già slitattata
Plasma infetto, processo in panne dopo 23 anni e oltre 2600 morti tra gli imputati anche DuilioPoggiolini,l'ex direttore del servizio farmaceutico del ministero. Una mancia per morire: 1080 euro a bimestre. Questo è l'indennizzo che lo Stato offre alle oltre 49 mila vittime (76 mila ne hanno fatto richiesta) del plasma infetto. Dal 1985 sono già morte 2605 persone. I loro volti ieri erano mostrati in foto dalle vittime superstiti e da qualche parente. Presente: questa la parola sulle fotografie che scorrevano con il doloroso appello dei nomi di chi ha pagato con la vita l'essersi sottoposto ad una trasfusione o ad un vaccino.
ASSENTE INVECE il principale imputato imputati l'ex direttore del servizio farmaceutico del ministero della Sanità Duilio Poggiolini, nel processo che dopo aver peregrinato per mezza Italia (tribunale di Torre Annunziata e poi Trento) è arrivato a Napoli. Ancora in udienza preliminare con il fondato rischio che tutto si prescriva. Il processo, nato da una costola delle indagini napoletane sull'allora ministro della Sanità Francesco De Lorenzo, vede undici imputati alla sbarra, sette dei quali dirigenti o ex dirigenti del gruppo farmaceutico Marcucci che a metà degli anni '80 - quando cioè emofiliaci e altri pazienti soggetti a trasfusioni contrassero virus Hiv o Hvc, e in molti casi entrambi, per l'uso di emoderivati ottenuti da plasma infetto proveniente da donazioni mercenarie di soggetti a rischio.
IL 30 OTTOBRE scorso il gip partenopeo Amelia Primavera ha archiviato un altro troncone dell'indagine, quello riguardante 40 indagati tra imprenditori del farmaco italiani e stranieri, per l'impossibilità di stabilire un nesso di causalità tra prodotto farmaceutico e contagio. Un procedimento analogo a quello incardinato nel giugno 2003 a San Francisco, in California, nel quale sono imputate multinazionali del farmaco citate in giudizio anche da 430 contagiati italiani rappresentati da Lexie Ahram, oggi in aula a Napoli. Angelo Magrini, presidente dell'Associazione politrasfusi italiani, che il 22 dicembre intende presentare richiesta come parte civile nel dibattimento: «Il percorso di questo processo mostra la carenza totale di rispetto per le persone ammalate. Inoltre per questa storia finora ha pagato solo lo Stato, anche se con miseri indennizzi, mai i privati». La legge 210/92 osserva poi Beppe Castellano della Lagev, blocca la possibilità di essere risarciti a chi ha fatto istanza nei tre anni successivi al 1992, anno in cui esplose lo scandalo del plasma infetto. «Questa volta - dice – abbiamo qualche speranza di ottenere giustizia anche per i nostri amici che abbiamo visto morire in questi anni». Furono in tanti a fondare l'associazione politrasfusi: oggi Castellano e Magrini sono gli unici sopravvissuti
1 Gli imputati nel processo ■ Il processo vede 11 imputati alla sbarra, sette dei quali dirigenti del gruppo farmaceutico Marcucci e l'ex direttore del servizio farmaceutico del ministero Duilio Poggiolini.
■ A metà degli anni '80 emofiliaci e altri pazienti soggetti a trasfusioni contrassero virus Hiv o Hcv, per l'uso di emoderivati ottenuti da plasma infetto proveniente da donazioni mercenarie di soggettia rischio. ■ Il gip di Napoli ha già archiviato un altro troncone dell'indagine, riguardante 40 indagati tra imprenditori del farmaco italiani e stranieri.
Vaccino infetto a 16 bambini di cui non si hanno notizie ■ Sedici bambini piccoli tra il 24 e il 25 marzo del 1996 furono vaccinati con plasma infetto presso l'ospedale Annunziata di Napoli. Delle loro sorti non si è mai saputo nulla. Il dato agghiacciante è contenuto in un dossier dell'associazione Lidu (Lega Italiana per i Diritti dell'Uomo), presieduta da Nicola D'Ambrosio. Secondo le informazioni raccolte dai volontari dell'associazione il vaccino infetto era contro il morbillo e prodotto da una casa farmaceutica straniera. In quei due giorni furono vaccinati con quel medicinale sedici bambini, quattordici di meno di un anno e due di circa cinque anni. Inoltre tremila fiale dello stesso vaccino furono cedute dall'Annunziata all'ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia. Anche di questo trasferimento, dell'eventuale utilizzo del vaccino, si conosce ben poco. L'associazione lamenta che nessuno mai (magistratura compresa) si sia occupato di questo caso nonostante numerose sollecitazioni, facendo finire la vicenda nel dimenticatoio. E soprattutto senza dare la possibilità a chi si è ammalato oppure ha visto morire un figlio, di poter far valere i propri diritti. da www.ilnapoli.sm (l'originale lo potete leggere qui - pag. 23 -) |
