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RIPARTE IL PROCESSO DI NAPOLI

CRONACA

Riparte il processo per lo scandalo del plasma contaminato che provocò centinaia di vittime negli anni '80

Sangue infetto, imputazione coatta per Poggiolini e Marcucci



Si rischiava l'archiviazione. Dovranno rispondere di omicidio plurimo colposo
di SARAH MARTINENGHI


TORINO - Per lo scandalo del "plasma infetto" degli anni Ottanta, il giudice per le indagini preliminari di Napoli Maria Vittoria De Simone ha disposto l'imputazione coatta: undici indagati, tra cui l'ex direttore del servizio farmaceutico del ministero della Sanità Duilio Poggiolini, e Guelfo Marcucci fondatore dell'omonimo gruppo farmaceutico, dovranno rispondere dell'accusa di omicidio colposo plurimo.

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Centinaia di pazienti emofilici, secondo l'accusa, avevano infatti contratto epatite e virus dell'Hiv tramite medicinali salvavita derivati da plasma infetto: il processo era stato incardinato a Trento e poi trasferito a Napoli per competenza territoriale, ma qui i pm, nel maggio 2005, avevano chiesto l'archiviazione. Gli avvocati delle parti civili (tra cui lo studio torinese Ambrosio e Commodo) a luglio si erano opposti. Secondo i legali, gli indagati si erano approvvigionati di plasma a rischio e non avevano utilizzato i sistemi di inattivazione virale che all'epoca erano già ampiamente disponibili e conosciuti. Ora il gip De Simone ha dato loro ragione respingendo così la richiesta di archiviazione della procura. L'imputazione coatta è infatti un'ordinanza con cui si impone ai pm di chiedere il rinvio a giudizio degli indagati affinché siano processati per tutti i capi d'accusa che riguardano i casi di omicidio colposo non prescritti (ovvero per alcune centinaia di pazienti).

Secondo i pm napoletani Maria Rosaria Bruno e Gloria Sanseverino l'inchiesta era da archiviare per "mancanza di nesso di causa", in quanto cioè non sarebbe stato possibile provare che l'infezione contratta fosse attribuibile tra i tanti a uno specifico prodotto farmaceutico, e quindi a uno specifico indagato. Inoltre, secondo la procura, il procedimento era già prescritto per la maggioranza dei casi. Gli atti dell'intera inchiesta (negli anni Novanta erano cominciate tre diverse indagini) erano arrivati nelle mani delle due pm nell'aprile del 2003 dal tribunale di Trento: qui era stato già incardinato un processo a carico degli stessi imputati, che però non si era concluso perché i giudici avevano stabilito che la competenza territoriale fosse a Napoli.

Sempre nel capoluogo partenopeo è attualmente ancora in piedi un altro procedimento (in cui è indagato Poggiolini, insieme a 40 persone, tra cui americani, svizzeri, austriaci e tedeschi) per cui la procura ha chiesto l'archiviazione: l'udienza per l'opposizione, in questo caso, è stata fissata per il 29 febbraio. "Confidiamo a questo punto - spiega l'avvocato Stefano Bertone che assiste alcune parti civili - di ottenere un'analoga ordinanza".

Dal due giugno 2003 è in corso invece negli Stati Uniti una maxi causa davanti al tribunale federale di Chicago: quasi tremila parti lese (tra cui cinquecento italiani) lottano per avere giustizia dai colossi farmaceutici Bayer, Baxter, Aventis e Alpha.


da Repubblica del 14 gennaio 2008 (
http://www.repubblica.it/2008/01/sezioni/cronaca/sangue-infetto-processo/sangue-infetto-processo/sangue-infetto-processo.html)

 

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