IL MINISTRO SACCONI ACCOLGA LE RICHIESTE DEGLI EMOFILICI Stampa

Risarcimenti agli emofilici infettati dal virus dell’HIV: la Fedemo chiede che il Governo rispetti le promesse fatte

Treviso - Il ministero della Salute dovrebbe spiegare agli emofilici il perché dell’esclusione della Fedemo dal tavolo della trattativa in cui si è discusso dei risarcimenti dovuti ai malati infettati dal virus dell’HIV e dell’epatite. Continua la battaglia della Federazione delle associazioni degli emofilici per ottenere il giusto risarcimento dallo Stato italiano per gli emofilici infettati dal virus dell’HIV e dell’epatite intorno agli anni Ottanta a seguito del trattamento con farmaci salvavita sui quali il Ministero aveva obbligo di controllo.

Dopo aver rivolto un appello al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, tramite un’inserzione a pagamento sui due quotidiani italiani (lunedì 11 maggio su La Repubblica e il 12 maggio su Il Corriere della sera), la Fedemo ha scritto anche una lettera al ministro trevigiano Maurizio Sacconi, per chiedere di fare chiarezza sull’iter dei risarcimen-ti, ma soprattutto per chiedere spiegazioni in merito all’esclusione della Fedemo dall’incontro dello scorso 5 maggio, presso il ministero del Lavoro Salute e Politiche Sociali, al quale sono state, invece, invitate solo alcune delle associazioni che tutelano le categorie di malati a loro volta infettati.

"In relazione all’incontro dello scorso 5 maggio con le associazioni di rappresentanza dei soggetti interessati (percorso attuativo leggi del 29 novembre 2007 e 24 dicembre 244) siamo ad esprimere il nostro stupore e l’amarezza per il fatto di essere stati esclusi dal tavolo di confronto fra attori istituzionali e associazioni di rappresentanza che ha affrontato il cruciale argomento delle possibili modifiche da apportare al decreto attuativo delle sopra richiamate leggi dello Stato”. Con le leggi 222 e 244 del 2007 il Parlamento ha previ-sto un secondo percorso transattivo, per tutti i danneggiati (oltre agli emofilici, i talasse-mici, gli emotrasfusi, etc.), rinviando a un decreto interministeriale la definizione delle modalità di accesso.

E’ di questi giorni la diffusione della bozza del decreto, che ha già ottenuto il parere favorevole del Consiglio di Stato ma che deve ancora essere firmata dai Ministri Sacconi e Tremonti, che ha fortemente deluso le aspettative delle associazioni dei malati e dei loro legali. La missiva firmata dal presidente della Fedemo, Gabriele Ca-lizzani, prosegue con una richiesta di incontro il più tempestiva possibile per “portare alla vostra conoscenza le richieste in merito che ci sono pervenute dalla base degli associati”. Facciamo un passo indietro.

Molti emofilici in tutto il mondo vennero infettati e molti morirono di Aids e di altre complicazioni dovute alle infezioni. Fu una vera e propria “strage di innocenti”. Per chi è sopravissuto, ai problemi e alle difficoltà dell’emofilia, si sono aggiunti quelli causati dalle infezioni. In Italia, secondo i dati di Fondazione Para-celso e i dati del Registro Nazionale delle Malattie Emorragiche congenite dell’Istituto Superiore di Sanità, si stimano che circa 550 emofilici vennero contagiati dal virus dell’HIV (di cui 250 deceduti) e almeno 1.500 con i virus dell’epatite.

Lo Stato italiano, su spinta dei pazienti emofilici concesse un primo "ristoro" economico attraverso la legge 210 del 1992, che stabiliva un indennizzo a favore di chi avesse contratto virus da trasfu-sioni ed emoderivati: in pratica un assegno di circa 600 euro al mese. Tuttavia, in assenza di una chiara definizione delle responsabilità e di una corretta ricostruzione storica degli eventi da parte degli organismi istituzionali preposti, i pazienti hanno intrapreso azioni legali in sede penale e civile per ottenere un equo riconoscimento di tutti i loro diritti.

Nel frattempo molti Stati hanno attivato misure compensatorie del danno subito. In Italia, dopo una prima transazione nel 2003, si è arrivati ai dispositivi applicativi delle Leggi 222 e 244 in discussione in questi giorni. Una transazione nata per chiudere un immane contenzioso giudiziario (si stimano in 5 o 6 mila le persone in causa contro lo Stato) ri-schia ora di lasciare la maggioranza dei danneggiati con un pugno di mosche in mano.

Tutta questa vicenda presenta ancora molte ombre su cui la Fedemo vuol far luce, anche sollevando la questione a livello Europeo, per chiedere al Governo:

• risarcire in via transattiva tutti i danneggiati che alla data indicata nel decreto (31 dicembre 2007) abbiano instaurato il giudizio, senza alcun riferimento alla prescri-zione

• la sollecita riapertura del tavolo tecnico delle trattative con tutte le associazioni (af-finche' sia ripristinata quell’unita' di intenti interrotta con l'incontro del 5 maggio scorso tra il Ministero e solo alcune delle Associazioni)

• analogia e coerenza con la precedente transazione anche in virtù degli accordi e della rassicurazioni forniti nei precedenti incontri • tempi certi e rapidi di applicazione e, soprattutto, trasparenza ai propri atti.

In foto: Luigi Ambroso, presidente del “Comitato 210”, Gabriele Calissani, presidente Fedemo e Piero Valiante, segretario generale di Fedemo.