oggi Mercoledì, 22 Nov 2017
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Artrosi, cartilagini 'personalizzate' per trapianti sicuri PDF Stampa E-mail

Artrosi, cartilagini 'personalizzate' per trapianti sicuri....


Una cartilagine 'personalizzata' per trapianti piu' sicuri, coltivata 'in provetta' ...

Artrosi, cartilagini 'personalizzate' per trapianti sicuri.

Una cartilagine 'personalizzata' per trapianti piu' sicuri, coltivata 'in provetta' partendo da cellule dello stesso paziente.
Perchébasta un colpo, al ginocchio o alla caviglia, per procurarsi un doloroso trauma a rischio di artrosi, quindi di invalidita.

Parola degli esperti riuniti a Milano, in occasione della 23esima riunione della Societa' italiana per lo studio del connettivo, in corso fino a sabato a Varese.
E una nuova speranza per i pazienti costretti a sostituire la cartilagine lesionata con una funzionale, hanno riferito gli specialisti, arriva da una tecnica innovativa nata in Germania (battezzata Maci* e sviluppata e brevettata dalla multinazionale Verigen). Un metodo che permette di ottenere biocartilagini autologhe, cioe' ottenute da tessuti del malato.

La tecnica é stata sperimentata dal '99 a oggi su 2 mila pazienti in tutto il mondo, al ritmo di circa 500 l'anno, ha sottolineato Paolo Cherubino, direttore della Clinica ortopedica e traumatologica dell'universita' dell'Insubria di Varese, preside dell'ateneo e unico esperto italiano incaricato di coordinare la ricerca europea sulle cartilagini su supporto biologico.

E si distingue dalle metodiche tradizionali per essere l'unica procedura di impianto autologo che utilizza, come supporto per far crescere le cellule della cartilagine (condrociti) del paziente, collagene invece di acido ialuronico.

Una sostanza piu' familiare alla parte danneggiata.
La metodica Maci*, ha proseguito Cherubino, prevede che un piccolo frammento di cartilagine prelevato dal paziente venga inviato in laboratorio, dove i condrociti che lo compongono vengono fatti moltiplicare fino a raggiungere, dopo circa un mese, il numero idoneo per la ricostruzione del tessuto leso.

La novita' ha puntualizzato l'esperto, e' che la coltivazione dell'espianto utilizza come 'brodo' di coltura il siero stesso ottenuto dal sangue del malato, e come supporto il collagene.

Una sostanza che, contrariamente all'acido ialuronico impiegato tradizionalmente (presente nella cartilagine in quantita' infinitesime), e' uno dei principali costituenti della cartilagine, fatta per il 25% da collagene, appunto, e per il 75% da acqua.
Cosi', ha aggiunto lo specialista, riusciamo a ottenere ''una membrana naturale e assolutamente compatibile.
E la procedura interamente autologa, unita alla certificazione delle cellule da parte del laboratorio approvato dalla autorita' competenti - ha concluso Cherubino - ne fanno un trapianto completamente sicuro e privo di effetti collaterali.

Tanto che dei 2 mila interventi eseguiti in 4 anni, solo uno non e' andato a buon fine.

Ma si trattava di un caso in partenza gia' seriamente compromesso.

 

FedEmo

Comitato 210/10

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