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PROCESSO DI TRENTO

Dopo otto anni il tribunale di Trento accoglie la tesi degli imputati e rinuncia a procedere.
Il pm Giardina: giustizia negata
Plasma infetto, si riparte da zero
Processo trasferito a Napoli. I politrasfusi: scenderemo in piazza

di Luca Petermaier

TRENTO. Sono bastati meno di venti secondi ai giudici per pronunciare la frase che la procura di Trento mai avrebbe voluto udire: «Il tribunale dichiara la propria incompetenza territoriale».

Il processo sul plasma infetto viene trasferito a Napoli, sede che, secondo i giudici, fu la prima a indagare sugli stessi fatti e per i medesimi reati da cui ha preso le mosse l'inchiesta trentina.

Dopo otto anni il processo, che vede imputate 13 persone, ripartirá cosída zero.
«Il tribunale ha gettato le basi per una denegata giustizia nei confronti delle vittime», ha detto il pm Giardina annunciando ricorso.

Amareggiati anche i rappresentanti dell'associazione politrasfusi: «Faremo una manifestazione a Roma, vogliamo giustizia prima di essere tutti morti».
Soddisfatti invece i difensori degli imputati: «I documenti prodotti erano incontrovertibili», ha dichiarato Paola Balducci.

A dire la veritá la decisione era nell'aria.
E lo si era capito quando lo scorso 24 marzo il tribunale aveva chiesto alla difesa del gruppo Marcucci di argomentare meglio la richiesta di spostamento del processo, fornendo l'intero fascicolo di Napoli e anche quello di Roma, in modo da approfondire gli elementi.

Ieri il sospetto é diventato certezza quando alle 13.40 il presidente del collegio Corrado Pascucci e i giudici a latere Francesco Forlenza e Claudia Miori, sono usciti al termine di una lunga camera di consiglio.

In aula gli avvocati del gruppo Marcucci Massimo Di Noia, Alfonso Stile e Paola Balducci, altri legali di imputati minori e quelli delle parti civili. Sul banco riservato all'accusa i pm Bruno Giardina, Alessandra Liverani e Carmine Russo.

In pochi secondi i giudici hanno sciolto la riserva sull'eccezione della difesa: «Il tribunale di Trento dichiara la propria incompetenza territoriale e ordina il trasferimento degli atti a Napoli».
Il pubblico ministero Bruno Giardina é rimasto impietrito, mentre l'avvocato Di Noia si é avvicinato per sussurrargli qualche parola - forse di conforto - nell'orecchio.
Carmine Russo, anch'egli scuro in volto, si é complimentato con gli avvocati ed é schizzato fuori dall'aula. I legali degli imputati si sono stretti le mani, sorridendo soddisfatti e scambiandosi pacche sulle spalle: missione compiuta.

Ci vorranno trenta giorni per conoscere i motivi della decisione, che in gran parte, per la veritá , sono giá noti. Il tribunale ha accolto la tesi delle difese, un'eccezione già respinta dal gup in fase di udienza preliminare.

Sarebbe Napoli e non Trento la procura che prima delle altre ha indagato sulle infezioni frutto delle trasfusioni con sangue infetto. I pm partenopei avevano stralciato dall'inchiesta sulla cosiddetta "malasanitá" l'ipotesi di reato di epidemia a carico di Duilio Poggiolini e di altri rimasti ignoti.

La procura di Trento ha sempre replicato che l'inchiesta della procura di Napoli si riferiva a episodi diversi da quelli contestati nell'inchiesta trentina: in particolare in quel caso ci si parlava di infezioni dovute a trasfusioni di sangue, mentre le accuse contestate a Trento fanno riferimento alla lavorazione e alla commercializzazione di emoderivati infetti.

Di qui l'opposizione alla richiesta.
Dopo la decisione di ieri tutte le carte (un milione di pagine) del filone principale dell'inchiesta verranno caricate su un tir e trasferite in Campania.
Otto anni di indagine sacrificati e un processo che dovrá ripartire da zero, con tempi che si annunciano biblici, mentre centinaia di malati ancora attendono giustizia.
Resta a Trento, invece, il processo a carico di Marcucci padre e figlio, accusati di epidemia colposa nell'ambito della vendita da parte della societá Padmore di plasma che, secondo la procura, era infetto.
 

FedEmo

Comitato 210/10

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