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Scritto da Administrator   
Giovedì 10 Giugno 2010 15:05

 

Ci permettiamo di fare alcune considerazioni per accompagnare la pubblicazione dell’articolo apparso su “Famiglia Cristiana” del 20 luglio 2006. Crediamo che sia giunto il tempo di dire come la pensiamo in merito alla “Causa Americana” e al comportamento che stanno avendo le case farmaceutiche coinvolte.

A distanza di 20 anni dai terribili momenti che abbiamo vissuto come comunità emofilica, e dalla perdita di moltissimi dei nostri amici, ci troviamo ancora una volta a fronteggiare la resistenza tenace e ottusa di case farmaceutiche che, nonostante prove di gravissime negligenze nella vendita e talvolta di dolo nel mancato ritiro di farmaci ad altissimo rischio di infezione, si rifiutano di accettare il giudizio di una giuria popolare negli Stati Uniti.

Pensiamo che questo comportamento sia poco rispettoso per tutti noi e offensivo nei confronti del valore della vita umana. A questo punto, se le industrie farmaceutiche coinvolte nella Causa Americana insisteranno nel voler sottrarsi ad un equo processo, inviteremo gli emofilici italiani ad non utilizzare più i loro prodotti, e poiché esse conoscono solo la regola del profitto pensiamo di far leva su questa debolezza per spingerli a confrontarsi nell’aula di un tribunale e sottoporsi al giudizio di una giuria; cosa che esse non sembrano gradire. Questo non vuol dire che la giuria, o il Tribunale, darà ragione agli emofilici - il verdetto finale nessuno lo può prevedere - ma affrontare il processo sarebbe gesto di rispetto per tutti noi, e in particolare per coloro che non ci sono più e per le loro famiglie.

Noi sappiamo che abbiamo bisogno delle aziende farmaceutiche e che ne avremo bisogno anche nel futuro - da loro dipende, purtroppo, ancora la nostra vita - ma questo non vuol dire che dobbiamo subire senza avere il diritto alla salute, essere garantiti è una condizione che porta alla fiducia e al rispetto reciproco.

Chiediamo, alle case farmaceutiche coinvolte nella Causa Americana di sottoporsi liberamente al giudizio dei tribunali americani, senza inventare nuove e continue strategie legali, vedi in particolare l’eccezione di “difetto di giurisdizione”, secondo cui a decidere questa causa non possono essere i tribunali U.S.A. (dove le industrie hanno sede, e dove esse hanno concepito e prodotto per larga parte i nostri emoderivati negli anni ’80) ma invece i tribunali inglesi, e magari italiani, neozelandesi, sudafricani, argentini, brasiliani…

Crediamo che questi non siano altro che tentativi di farla franca allungando il brodo: nel frattempo molti di noi continueranno a morire senza avere almeno avuto il conforto di vedere in faccia tutti i responsabili delle gravissime malattie contratte e delle morti di tante persone, sì perché i colpevoli sono liberi e noi invece siamo condannati !! Un processo equo, e nel posto giusto, e cioè nell’unico luogo dove esso è ancora celebrabile, gli U.S.A., è una delle poche soluzioni che restano affinché venga scritta la parola fine su quegli anni bui.

Noi per il momento invitiamo i nostri soci a preparasi alla possibilità di non utilizzare più i prodotti (non necessariamente soltanto emoderivati), delle aziende farmaceutiche coinvolte nella Causa Americana.

Vi ricordiamo a questo proposito che:

Ø l’azione legale è in corso dal giugno del 2003 presso il Tribunale Federale di Chicago (Illinois, U.S.A.), è denominata In re “Second Generation” Blood Factor Concentrates Products Liability Litigation, MDL No. 986.

Ø Vi partecipano quasi 3.000 emofilici da ogni continente, con più di 400 di noi italiani. Tutti lamentiamo di aver contratto infezioni da HCV e/o da HIV dall’utilizzo di emoderivati infetti. Ciascuno dei ricorrenti ha utilizzato farmaci di industrie nordamericane.

Ø Le industrie farmaceutiche citate in giudizio sono Bayer Corp., Baxter Healthcare, Cutter Biological, Alpha Therapeutic Corp., Armour Pharmaceutical e Aventis Behring (queste ultime due, oggi, Sanofi-Aventis).

Ultimo aggiornamento Giovedì 10 Giugno 2010 15:06
 

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